Mie vacanze estive del 2009. Quinta da Regaleira, un palazzo incredibile con attorno un giardino sterminato, con pozzi, cascate, labirinti, giardini, laghi etc. In uno dei laghi, ad un certo punto, succede qualcosa di tragicomico.
L’acqua era tutta ricoperta di uno strato di melma verde. A prima vista pareva un terreno sintetico, tipo campo da calcetto, ma osservandolo bene si notava l’acqua muoversi. Per questo motivo per entrare in una delle grotte abbiamo dovuto fare un percorso tipo Mai dire Banzai, balzando di sasso in sasso.
Superato questo ostacolo ci troviamo nelle grotte, che danno sempre sul lago. In quel punto ci si ricongiunge con uno dei tanti cunicoli oscuri del parco, ed ecco arrivare la sfortunata protagonista dell’episodio più divertente della mia vacanza, per non dire della storia.
Una ragazza dai tratti spagnoleggianti, pure carina direi, arriva lentamente verso il bordo che separa grotta da palude e si mette ad osservare quest’ultima.
Una persona sana di mente, di fronte all’ambiguità di quel posto, avrebbe tastato il terreno prima di avventurarsi in qualsivoglia mossa.
Lei no.
Lei la guarda e ci ficca il piede dentro, convintissima che sia un materiale duro come la roccia.
Il suo ragazzo la vede e tenta di fermarma all’ultimo, con un disperato “NOOOOOOOOOOO!!!”.
Io pure la vedo, e magari avrei potuto unirmi al coro, ma davvero non volevo credere che lo stava facendo, il mio subconscio ha voluto arrivare fino in fondo alla vicenda e mi sono come immobilizzato a guardarla.
Eeeeee SPLASSSSSSHHHHHHHete!
Scompare nel laghetto, creando una sagoma d’acqua in mezzo al verde che lo permeava, per poi riemergere un secondo dopo vomitando salsa verde (ottima con i lessi), singhiozzando e (ma questo qualche secondo dopo) ridendo nel momento in cui si rende conto di essere una tale imbecille.
La aiuto ad uscire dall’acqua, insieme al suo fidanzato.
Esce e mi chiedo quanto cazzo ci metterà a togliersi quella schifezza di dosso. E il telefono! E la digitale! E i vestiti! E le scarpe! E la borsetta! Ahahahaha. Te lo meriti. Lo sai, che te lo meriti. Per questo più di tanto non bestemmia.
L’Anna mi guarda.
Mi conosce.
*SAPEVA* che da un momento all’altro sarei scoppiato a ridere, dato che la cosa che reputo più comica al mondo è vedere qualcuno che cade/inciampa/rovescia qualcosa.
Miracolosamente riesco a trattenermi, faccio addirittura una battuta simpa alla ragazza-wasabi (“un giorno lo racconterai ai tuoi figli e riderete molto”) e mi dileguo nell’ombra, per poi scoppiare in una fragorosa, liberatoria risata non appena si allontanano.

